lunedì 28 dicembre 2009

Utilità parte 1 di 2

Quando si discute della cosiddetta "utilità" nel parkour spesso lo si fa in maniera generale, se non addirittura a livello ideale e congetturale. La questione è che per parlare intorno all'utilità, bisogna prima aver chiaro quale sia l'obiettivo dello spostamento in ogni determinato caso considerato.

In natura gli animali si spostano (quelli che possono) per ragioni ben precise: scappano o inseguono, cercano di raggiungere il più velocemente possibile un punto nello spazio (una marmotta che esce da un buco per entrare in un'altra tana), cercano di raggiungere un' area distante (le grandi migrazioni dello gnù), tentano di raggiungere luoghi inesplorati (un lemming che attraversa un lago per trovare più cibo), attraversano un luogo cercando di non essere notati (un coniglio che attraversa un centro abitato) oppure utilizzano le loro abilità per mostrare agli altri quanto sono forti (un macaco dominante). Raggruppo le tipologie di spostamento sopra citate in due insiemi, per chiarezza: lo spostamento propriamente detto (tutti gli esempi tranne l'ultimo) e il display competitivo (l'ultimo).

Per prima cosa vorrei parlare del display competitivo. Malgrado molti siano portati a pensare che nel "civilizzato" mondo di Homo sapiens la competizione non esista più, io la penso in maniera diversa (anche se il problema di quali meccanismi la regolino è quantomai sfaccettato e complesso). Senza parlare di cose più grosse di noi come la globalizzazione, le multinazionali e il neocolonialismo, ma rimanendo nel dominio individuale, la competizione tra esseri umani è onnipresente. Al giorno d'oggi si compete per trovare un posto di lavoro, per guadagnare di più, per riprodursi di più, per avere maggior potere. Ecco che il display competitivo, nel nostro caso espresso dall'abilità di spostarsi, entra in gioco, promuovendo la nostra carriera o aumentando il nostro ascendente su chi ci guarda. In quest'ottica, ovviamente, si inserisce anche il freerun, non solo per le evoluzioni poco utili (ma parecchio appariscenti), ma anche per l'approcio spettacolarizzante che si assume. Ad ogni buon conto tutto ciò rguarda anche il parkour e come viene inteso e praticato in certi frangenti. Alcuni concetti più particolari, in ordine un po' sparso:
  • Il tipico assembramento di freerunners a formare un cerchio all'interno del quale un atleta si esibisce nell'evoluzione più cazzuta. Non trovo espressione migliore per descrivere questo fenomeno di lek: parola che descrive un gruppo di maschi di una specie, radunatisi con l'obiettivo di mostrare la propria "bravura".
  • La ricerca, spesso presente, del modo per rendere ogni movimento il più spettacolare o travolgente possibile, attraverso mezzi tecnologici (obiettivi, slow-motion, musiche, si veda la questione della rappresentazione per una trattazione più dettagliata) o altri display comportamentali (atteggiamenti di esaltazione alla fine di un movimento, ovazioni di gruppo).
  • Per i migliori ci sono in palio parecchi soldi.. si sa che il mondo dello spettacolo paga bene. Entrare nell'ambiente giusto significa anche guadagnare fama, vedere aumentata la propria posizione sociale ed economica.
  • Nell'ottica del display competitivo si può inserire, sotto certi punti di vista, anche il condizionamento.
Concludo precisando che queste riflessioni non hanno nessun valore morale, non sto dicendo che chi agisce per primuovere i propri interessi in questa maniera sia una cattiva persona, assolutamente. Quello che mi preme è che esista consapevolezza di quello che si fa, che quando si parla di utilità (o di libertà), si sappia a cosa ci si riferisce in questi casi.
Per tornare al tema centrale: anche movimenti inutili e spettacolari hanno una loro utilità, ma dal momento che essa non è pertinente allo spostamento, non è il tipo di utilità di cui si parla riferendosi al parkour.

Nel prossimo post affronterò la questione dell'utilità nello spostamento propriamente detto.

venerdì 30 ottobre 2009

Allenamento autunnale

Ehh, in questo periodo di intenso lavoro mentale (sto scrivendo la tesi), sono poco incline a passare altro tempo davanti al mio Mac, così, per questo periodo, il blog rallenterà un po'.

Ma non si pensi che rallentano pure i miei allenamenti! In effetti è proprio il contrario..
In questo periodo autunnale mi sto allenando circa così:
  • 3-4 volte a settimana: 30-40 minuti di condizionamento propriamante detto e 30-40 minuti di tecnica e ripetute.
  • il sabato: circa 3 ore tra riscaldamento, ripetute, percorsi e tecniche nuove.
Stiamo cercando di spingere sempre più i nostri allenamenti verso il metodo naturale, quindi anche di diluire il più possibile la preparazione in tutta la settimana. Io vedo dei benefici. Sono stra in grinta, in questi ultimi mesi ho imparato un sacco di cose nuove e ho aperto movimenti che ho sempre considerato molto difficili.

mercoledì 7 ottobre 2009

Una discesa

Per ricordarci dei bei momenti estivi, ecco un piccolo video di percorso (solo jutsu)..



Alcune considerazioni sull'etica (per capire di cosa parlo leggete qui e date un'occhiata qui).
Autosservazione: piani ampi privilegiati, niente obiettivi distorcenti, piani sequenza abbastanza lunghi; minimo dei tagli possibili con una telecamera, velocità e suono immodificati, percorso montato ma eseguito realmente; il materiale è stato accumulato in un giorno, nessun movimento è stato ripetuto ("buona la prima"), la zona era nota ma i movimenti non sono stati studiati nel dettaglio.
Autovalutazione: 4/5

Sarebbe bello avere 6 o 7 telecamere, l'unico sistema per beccarsi un bel 5 su 5!

venerdì 2 ottobre 2009

Nuove esplorazioni

Ecco qulche foto dalle ultime avventure del Jimbo in posti dove non si suppone che uno vada: il complesso del Carmine.









Take nothing but pictures, leave nothing but footprints
Motto dell'Urban Exploration

domenica 27 settembre 2009

Essere forti

L'uomo forte deve possedere queste doti:
  • Resistenza: poter eseguire, senza debolezza, un lavoro prolungato e di sopportare ogni genere di fatica - temprati al freddo, al caldo, alle intemperie.
  • Potenza muscolare: poter eseguire, con ogni parte del corpo, sforzi sufficienti in tutti i sensi.
  • Velocità: capacità di poter fare gesti vivi - scatti rapidi - partenze istantanee ad un dato segnale.
  • Abilità: destrezza, non solamente nel servirsi dei propri muscoli e utilizzare le proprie attitudini per raggiungere un preciso risultato, ma anche nell'economizzare le proprie forze per ritardare la comparsa della fatica.
  • Qualità del carattere: energia, volontà, coraggio, sangue freddo, colpo d'occhio, decisione, fermezza, tenacia, resistenza ai dolori fisici e morali.
  • Sobrietà: temperanza e frugalità nel bere e nel mangiare.

da "Le code de la Force" di Hébert

Qualche attinenza con l'Esprit Yamak?
Molti nomi, una via..


ps: qualche settimana fa (ma me ne sono accorto solo oggi) anche Dan di pkgen ha scritto qualcosa sull'essere forti, prendendo la questione dall'altro verso.. Ovviamente mi trova d'accordo, ma voglio vederci una certa complementarietà. Voglio capire me stesso ma, nel frattempo, voglio essere forte. Che pretese, eh?!

mercoledì 23 settembre 2009

Operazione Castello

Portata a termine, nei giorni scorsi, l'operazione in codice Castello.
Dopo aver individuato tre possibili vie di infiltrazione per il Castello di San Vigilio, si è proceduto all'invasione della antica rocca medievale. Malgrado la strenua difesa, la fortezza è caduta.

Ok, scherzi a parte, ecco i 3 problemi risolti. Sempre in free solo ma, questa volta, in diurna.


domenica 20 settembre 2009

Gioia relativa

S'è conclusa poche ore fa la prima edizione dell'Urban Raid, una competizione che ha unito diverse discipline: mountain bike, orienteering, trail running.
Nello specifico si è articolata così: 18,2 km di MTB (più 2 facoltativi), una discesa con la corda dalle mura di Città Alta, una prova di orienteering di circa 5 km, un tracciato di trail running di 8,5 km (14 km il facoltativo) e, per finire, un volo su una carrucola.

La nostra squadra, il team Hébert, ha conclusa la prova in 2 ore e 45 minuti, ai quali poi sono stati sottratti 25 minuti per svariati motivi (le regole comprendevano degli obiettivi fotografici e altre cose). Bene, è stato soddisfacente riuscire a portare a termine la prova (durissima, per me). Rimane un po' di amarezza nel sapere che gli altri componenti del team avrebbero sicuramente fatto meglio se non avessero dovuto aspettarmi (soprattutto nell'ultima parte del trail running, ero veramente spaccato). Quindi gioia relativa per me.

Grazie al Simù (che, tra l'altro, giusto domani si laurea) e al Vi (il solito uomo d'acciaio) per questo intenso allenamento!

giovedì 17 settembre 2009

Infortuni pesi

Giugno '94
Mi arrampico su un ciliegio enorme, una ventina di metri, mia madre presa dall'entusiasmo mi segue. La osservo dall'alto, come al rallentatore: cade, cozza contro alcuni rami e poi si schianta al suolo. Si è rotta una vertebra lombare. E' rimasta a letto per un mese poi ha tenuto un busto rigido per altri 3 mesi. E' tornata a camminare ed arrampicare.


Agosto '09
Naoki Ishiyama, un traceur giapponese a Londra per studiare, si è rotto la schiena cadendo da un albero durante un allenamento. Settimana scorsa è stato rimpatriato in Giappone ed è in attesa di essere operato. C'è la possibilità che non rimanga paralizzato.

Non conosco Naoki ma posso facilmente immedesimarmici. Vedere qualcuno cadere è come cadere. Qui c'è il link all'iniziativa di raccolta fondi per l'operazione: PkGen's Naoki.

domenica 13 settembre 2009

Ispirazioni cinematografiche

Rapa Nui è un film degli anni novanta che narra della catastrofe demografica dell'Isola di Pasqua. Quando penso al metodo naturale, immancabilmente, la mia mente va a questo film. Per me è una grande ispirazione, oltre che ad un bel film. Lo consiglio a tutti (potete vederlo qui)!

Già che ci sono elenco qualche altro film che, in un modo o nell'altro, può essere di grande ispirazione:
  • Rocky 4: la scena dell'allenamento (eccola)
  • L'ultimo dei Mohicani: la scena della caccia (eccola) e la scena finale (eccola)
  • L'impero colpisce ancora: su dagobah, un po' forzata ma passatemela:) (eccola)
Siccome sono sempre a caccia di spunti (e di buoni film!), vi prego di elencare tutti quelli che vi vengono in mente e che siano attinenti all'allenamento naturale e allo spostamento (ovviamente tralasciate i vari Banlieue e Yamak)..

mercoledì 9 settembre 2009

Sarà..

Sarà che ho ritirato fuori dall'armadio i miei pantaloni verdoni.
Sarà che ho tagliato un po' i capelli.
Sarà ch'è la fine dell'estate.
Soprattutto sarà che mi sono allenato per 15 giorni di fila.
Mi sento in forma smagliante!

Oggi mi sono sparato un allenamento in solo di 2 ore nel quale ho sbloccato dei movimenti che mi sconfiggevano da mesi (o anni?), li ho fatti tutti, alla perfezione, di fila.. Mi sentivo potente e leggero, in piena forma. Cazzo che bello quando si è al 100%!
Ok, scusate l'inutilità di questo post, ma volevo avere una documentazione di questo periodo decisamente favorevole (mi servirà nei prossimi periodi di magra;)).

Sopravvivenza

Questo weekend ho seguito un corso di sopravvivenza. In pratica il nostro gruppo (formato da una decina di persone più 4 istruttori) ha passato due giorni di isolamento in montagna con questa attrezzatura: i vestiti che si indossano più una giacca non impermeabile, un coltellino, 4 litri d'acqua; inoltre ci sono stati consegnati, alla partenza, alcune mannaie e seghetti, dei teli impermeabili, dei guanti da lavoro ed un fiammifero a testa, un sacco di tela e dei cordini per farne uno zaino.
Durante il periodo del corso ci sono state impartite delle lezioni "teoriche" intervallate a delle prove pratiche. Gli argomenti trattati comprendevano il reperimento dell'acqua, l'accensione del fuoco, l'attraversamento sicuro di ponti di corda e fiumi, l'allestimento di un rifugio, la costruzioni di un'arma e altro ancora.

Le prova più dura è stata senza dubbio il digiuno di 36 ore: a parte le 4 ore di sonno che sono riuscito a fare e qualche ora di riposo vicino al fuoco, il resto del tempo l'abbiamo passato a camminare, trasportare legna, preparare rifugi, attraversare torrenti. Tutte attività abbastanza dispendiose: alla fine il corpo era indebolito e la mente un po' appannata, ma ho capito che avrei resistito più a lungo. Prima lezione.
Altro grosso disagio è stato il freddo notturno. Malgrado alcuni di noi, fortunatamente, siano riusciti ad accendere il fuoco e malgrado siano stati fatti i turni per tenerlo vivo; malgrado i bivacchi di fortuna e il letto di foglie; malgrado la giacca e le pietre scaldate infilate nelle tasche; malgrado fossimo a settembre, faceva un freddo cane. Il fuoco ci ha salvati. Seconda lezione.
Senza una grossa lama non avremmo potuto accendere il fuoco. Preparare minuziosamente l'esca, spellare gli stecchi, staccare la corteccia ai bastoni e spaccare i tronchi sono solo alcune delle attività impossibili senza una grossa lama. Terza lezione.

Qualche altra lezione random, appresa o elaborata.
  • 1 la testa, 2 l'acqua, 3 il fuoco.
  • In due giorni di digiuno ho bevuto non più di 2 dei 4 litri d'acqua che avevo, questo ci fa capire quanta acqua va persa nei processi digestivi e per cui è meglio non mangiare se non si ha acqua. Ricordarsi però di forzarsi di bere un po', se è possibile, altrimenti i reni ne risentono.
  • Conoscere almeno qualche nodo salva la vita, o quantomeno permette di risparmiare molte energie.
  • Se piove la prima cosa da fare è fare legna, poi costruire un riparo, poi preparare la legna e poi accendere il fuoco.
  • L'importanza di sapersi orientare (stelle, sole e altri metodi)
  • Un ottimo potabilizzante per l'acqua è il Betadine.
  • La legna non stagionata brucia maledettamente in fretta.
  • Il gruppo ogni tanto è un peso ma più spesso una risorsa.
  • L'importanza di avere un survival-tin con (meglio se personalizzato).


un survival-tin

mercoledì 2 settembre 2009

Soffia, soffia..

L'ossigeno atmosferico, comparso a seguito della diffusione della fotosintesi, diventa elemento necessario per i processi ossidativi del metabolismo degli organismi aerobi che possono, finalmente, colonizzare la terra ferma. Evolvono così numerosi organi per gli scambi gassosi, noi mammiferi abbiamo (insieme ad alcuni pesci, anfibi, rettili ed uccelli) i polmoni (interi libri riassunti in due frasi..).
La necessità di ossigeno dipende dal livello metabolico: tutte le attività che aumentano il consumo energetico aumentano il consumo di ossigeno, ad esempio l'attività motoria. I vertebrati possono, generalmente, adattarsi a necessità variabili mediante la modificazione della frequenza e dell'ampiezza degli atti respiratori. Nell'uomo la respirazione è controllata principalmente dal centro respiratorio bulbare, che risponde ai mutamenti del livello di idrogeno e anidride carbonica nel sangue ma anche alle variazioni di temperatura e di attività motoria.
Simbolicamente troviamo una relazione tra la respirazione e la vita spirituale nella letteratura, nella mitologia, nell'etimologia e nel linguaggio popolare. Alcuni esempi: il Pneuma greco (o soffio divino) è l'elemento costitutivo di ogni cosa, spirare significa morire ed anche soffiare, avere una brutta aria significa avere qualcosa che non và. Altri lavori (si veda Chiozza) si sono spinti più in là, identificando fantasie inconsce specifiche del polmone: ogni affezione organica diventa, quindi, psicosomatica. Viceversa ritengo che l'allenarsi a "utilizzare" i polmoni in modo "corretto" sia indispensabile non solo per la buona salute generale, ma anche per un'attività motoria efficiente e prolungata.

Nel corso della mia esperienza di atleta ho avuto modo di sperimentare l'importanza cruciale della respirazione in tutte le attività motorie (e non solo). Ho quindi svolto alcune ricerche nel campo dello Yoga, del Qi Gong, della medicina tradizionale e della fisiologia. Qui di seguito cercherò di ordinare le idee che mi sono fatto e che, spero, possano tornare utili. Non vuole essere una trattazione esaustiva, per approfondire consiglio di fare delle ricerche più accurate.


  • Respirazione diaframmatica: questo è il primo passo avanti. In tutte le scuole di arti marziali e di yoga la insegnano: bisogna respirare abbassando e alzando il diaframma, muovendo poco i muscoli intercostali e le clavicole. La respirazione diaframmatica avviene nelle parti più profonde e capaci dei polmoni che, invece, vengono lasciate inattive (con possibili ristagni di aria) nella respirazione alta. Si aumenta, così, il volume d'aria utilizzabile ad ogni inspirazione, si riduce il consumo energetico dell'attività respiratoria, aumenta l'efficienza dell'espirazione e si abbassa il baricentro. Un esercizio utile ad allenare il diaframma è la respirazione del cane (come la insegnava l'Horshumain): con la lingua fuori dalla bocca, compiere inspirazioni ed espirazioni molto rapide (tipo un cane stanco), in questo modo si usa solo il diaframma (attenzione a non prolungare troppo l'esercizio, si rischia l'iperventilazione). Il lavoro del diaframma, inoltre, pratica un benefico massaggio sugli organi sottostanti.
  • Respirazione completa: utilizza tutti i muscoli respiratori insieme, prima si abbassa il diaframma, poi si aprono le costole e, infine, si sollevano le clavicole. Ciò permette di massimizzare il volume polmonare (è infatti utilizzata da molti apneisti). L'espirazione è a carico del diaframma, che si alza a schiacciare i polmoni dal basso. Col tempo si riuscirà a compiere la serie di movimenti in maniera naturale e non frammentata.
  • Respirazione ritmica: può essere usata sia la respirazione diaframmatica che quella completa, ciò che importa è il ritmo. Si deve prendere come unità fondamentale il battito cardiaco (toccandosi il polso con le dita) e bisogna cercare di sincronizzare il respiro con un numero fisso di pulsazioni. In alcune scuole (indiane) si consiglia di usare 6 battiti per l'inspirazione, 3 per la retenzione, 6 per l'espirazione e altri 3 per l'interrespirazione (in generale l'importante è mantenere le proporzioni); altre scuole (soprattutto cinesi) raccomandano di far durare l'espirazione il doppio dell'inspirazione e di accorciare la retenzione e l'interrespirazione. Per i nostri fini è molto utile un altro tipo di respirazione ritmica, quella basata sul ritmo del movimento: ho trovato molto utile imparare ad aggiustare la mia frequenza ed intensità respiratoria sul passo della corsa. Così, in salita avrò un certo passo e ne conseguirà un certo ritmo respiratorio, in discesa sarà diverso. Per fare ciò utilizzo dei mantra, che mi invento di volta in volta, e che mi aiutano a tenere il ritmo e l'intensità costanti.
Quest'argomento è davvero enorme, c'è molto, molto più da dire. Solo una piccola nota: gli esercizi di respirazione non vanno presi alla leggera, possono permetterci di compiere azioni incredibili ma possono anche essere pericolosi se non si sà ciò che si sta facendo.

martedì 25 agosto 2009

Lo stupro

Ed ecco a voi, a gran richiesta, le masse impazziscono, le femmine si eccitano, i maschi si bullano, i media sbavano: finalmente il Barclay's World Freerunning Championships 2009.





ecc.. (ce ne sono altre parti)

Ora sono troppo amareggiato per scrivere tutto quello che penso. Solo ci tengo a precisare che il nucleo della questione non è la critica alla competizione in quanto tale (sono pur sempre un evoluzionista, vedo la competizione ovunque e ho imparato ad accettarla, entro certi limiti) quanto, piuttosto, tutto ciò che le ruota intorno. Leggetevi qui qualcosa, se vi interessa, e fatevi le vostre riflessioni.

Vi lascio con un haiku:
Io tornavo infuriato
Offeso
Il salice nel giardino


PS: 3 dei primi 4 piazzati sono della WFPF, la federazione dedicata all' - cito - "avanzamento rispettoso e sicuro della comunità di Parkour nel mondo" e alla diffusione di numerose altre ipocrisie.. complimenti ragazzi, bel lavoro.

domenica 23 agosto 2009

Equilibrismo e slacklining

Ottimo sistema di condizionamento muscolare e di miglioramento dell' equilibrio, la slack line è una fettuccia tesa tra due ancoraggi sulla quale si cammina, si sosta e si manovra in diverse maniere.

Per chi è interessato su youtube ci sono numerosissimi tutorial su come montarla (ci sono diversi modi, con diverse attrezzature) e su come muoverci i primi passi. A me non rimane che incoraggiare tutti i traceur a provare..

Qui il gatto e la volpe che si divertono:

mercoledì 19 agosto 2009

Deontologia professionale

Dunque, questa volta cercherò di non prendere l'argomento troppo alla larga (interessante, comunque, il concetto di etica deontologica contrapposta al consequenzialismo ;) ). Voglio trattare un argomento spinoso: il rapporto tra parkour e soldi.

Ho portato a termine, nel corso della mia vita da traceur, alcuni lavori per i quali ho ricevuto compensi. Tipicamente le nicchie lavorative sfruttabili sono la pubblicità, gli show dal vivo e l'insegnamento. Ho avuto modo di lavorare in tutti e tre i campi: ho partecipato alla realizzazione dello spot delle Ferrovie del Gargano, di un video aziendale per la Iveco, di un servizio fotografico per una rivista specializzata (Ars Sutoria); mi sono esibito in pubblico in eventi grandi come Game Land e piccini come la festa di contrada di Calusco; ho coordinato stage di Parkour come al Tocatì di Verona. Ad essere sincero non ho accettato tutti i lavori che mi sono stati proposti, ma solo quelli che mi garantivano di non uscire dalla mia deontologia professionale.

In realtà non è poi chissà che cosa questa mia deontologia professionale, solo qualche principio irrinunciabile che dipende dal tipo di lavoro che mi viene richiesto. In sostanza:
  • per l'insegnamento: l'unico principio irrinunciabile in questa circostanza è la libertà d'azione. E' inammissibile accettare richieste tipo insegnare solo le acrobazie oppure evitare di far vedere le cose pericolose o di caricare troppo il condizionamento. E' importante, inoltre, capire se l'evento è gratis o a pagamento, e se è a pagamento, chi si ciuccia i soldini. In casi del genere non ho mai ricevuto un compenso ma solo un rimborso spese: l'insegnamento è bene che rimanga low cost.
  • per le esibizioni: importantissimo è riuscire a veicolare alcuni concetti fondamentali, prima durante e dopo lo show. Ciò che bisogna far capire al pubblico è molto semplice: quello che stanno vedendo non è assolutamente parkour, è solo un esibizione spettacolare delle capacità che un traceur ha sviluppato allenandosi nel parkour e seguire con una breve definizione della disciplina come sistema di spostamento efficiente. Quindi per accetare un lavoro del genere deve essere garantito un canale comunicativo col pubblico o non si deve mai fare riferimento al parkour. Il compenso dovrà essere commisurato alla natura dell'evento, un grosso evento potrà (e dovrà) permettersi un ottimo compenso mentre un eventino locale no, e va bene così.
  • per le pubblicità: se i pubblicitari intendono sfruttare le capacità che ho accumulato facendo parkour, ma senza mai nominarlo nello spot, allora è ok, farò tutto ciò che sono capace di fare; se, invece, si intende sfruttare (attraverso di me) il parkour come disciplina le cose si complicano: innanzitutto niente movimenti inutili tipo flips, inoltre sarò più rigido nelle valutazioni (comunque imprescindibili) del prodotto reclamizzato, del messaggio dello spot e dei possibili risvolti razzisti, sessisti, classisti o specisti. I compensi sono generalmente ottimi, le produzioni hanno i soldi e non c'è da farsi problemi a chiderli.
Un altra possibilità di generare reddito è quella di "vendere" un video ad una televisione, è raro ma può succedere che un certo programma televisivo abbia bisogno di pezzi di un video di parkour per i suoi motivi. Ho venduto i diritti di un mio video a rete4 perchè lo trasmettessero in una bruttissima trasmissione sui ladri acrobati. In questo caso le cose si fanno difficili, bisogna per prima cosa leggere bene il modulo di cessione dei diritti, cercano sempre di fregarti. Io sono riuscito (dopo una settimana di rimaneggiameto del modulo di cessione dei diritti) a vendere il video NON in esclusiva e a obbligare il presentatore della trasmissione a spiegare cosa è il parkour e quale era il contesto originale del mio video. So che non è molto, ma Davide batte Golia solo in alcune favole.

Non è essenziale mantenere eternamente separati il parkour dal lavoro, ma è necessario rispettare una deontologia professionale che salvaguardi la nostra disciplina almeno un po'.


venerdì 7 agosto 2009

Sulla felicità

Ecco un estratto da un articolo che ho letto sull'Internazionale di questa settimana. L'autore è Pico Iyer e scrive per il New York Times.

[...] Non ho la bici ne la macchina, la tv non la capisco e non ho altri mezzi di comunicazione. Le mie giornate sembrano durare un'eternità, eppure non mi viene in mente niente che mi manchi. Non sono un monaco buddhista e non posso dire di amare la privazione o l'idea di dover fare un'ora di strada per stampare l'articolo che ho scritto. Ma a un certo punto ho deciso che, almeno per me, la felicità non stava in tutto ciò che volevo o di cui avevo bisogno, ma in tutto ciò che non volevo. Così ho cercato di capire cos'è che davvero conduce alla pace interioreo alla concentrazione, che è il punto più vicino alla comprensione della felicità a cui io sia mai arrivato. [...] Forse la felicità, come la pace o la passione, arriva soprattutto quando non la cerchi. Se preferite la libertà alla sicurezza, se state più comodi in una stanza piccola che in una grande e trovate che la felicità consista nel far corrispondere i desideri alle necessità, allora non è correndo come pazzi che troverete la gioia.


PS: Quel che c'avemo c'avemo, e quel che c'avemo è necessario.

martedì 21 luglio 2009

Viaggi a Canvano valley

La ricerca sullo scoiattolo europeo (Sciurus vulgaris) mi ha impegnato negli ultimi 14 mesi, sto accumulando il materiale necessario per il lavoro di tesi specialistica in Evoluzione e Biodiversità. Di base catturiamo gli scoiattoli e mettiamo un radiocollare che ci permette di trovarli nel bosco con radio e antenna.
Di solito i periodi di lavoro sono organizzati a blocchi di 7-10 giorni che passiamo (io e gli altri ricercatori) in una foresteria sopra il lago di S. Giacomo di Fraele. Il posto è accogliente, un cucinino elettrico, acqua corrente (non d'inverno), letti a castello, 20 minuti di macchina per arrivare al primo posto dove prenda il cellulare. Insomma: botte da 10 giorni di totale disintossicazione mediatica, aria buona, animali a go-go e un po' di smatto da noia.
Questo tipo di ricerca sul campo, oltre che essere interessante dal punto di vista naturalistico, mi ha permesso di sviluppare alcuni aspetti della vita di un normale di H. sapiens (che è ben diversa dalla vita di ZooUmano che faccio normalmente!).
Ecco un elenco delle attività con cui mi sono intrattenuto nei periodi di campo di questi mesi:
  • Marcia, tra le 3 e le 8 ore al giorno, attraverso un bosco fitto come gli aculei di un porcospino. Ogni tanto degenera in una corsa ad ostacoli, molto interessante. D'inverno si traduce in ciaspolate di ore sopra 2 metri di neve.
  • Resistenza alle intemperie: quando c'è da chiudere le gabbie perchè piove, vuol dire un paio d'ore inzuppati fradici, la mattina alle 6, a 2000 m. Brrr..
  • Allenamento di orientamento. C'è bisogno di sapere sempre dove sono i punti cardinali, in mezzo al bosco, sennò non si trovano le trappole!
  • Ottimizzazione rapida del percorso (che nome altisonante che ho scelto, sarà per darmi delle arie). Vagare per un bosco fitto di mughi alla ricerca di uno scoiattolo vuol dire tagliare dritti ma cercando di fare meno fatica possibile.
  • Riconoscimento fauna e flora locali. Si spiega da solo. Vantaggio sicuro in caso di guerra civile e/o altri scenari apocalittici.
  • Immunizzazione a svariate dipendenze, aumento della resistenza alla noia, alla solitudine (soprattutto in questi giorni che sono stato solo soletto, mai successo di stare da solo così isolato) e ad altre cose molto insidiose.
Ed ecco un videino che romanza tutta la questione (con un pizzico di licenza artistica..)!


lunedì 20 luglio 2009

Specialisti

Pur restando all'interno del ristretto gruppo degli usufruitori di placenta.

Specialisti nella brachiazione:



Nell' arrampicata:



Nella corsa ad ostacoli:



Nel nuoto:



Nel salto:



Nella maratona:


Nel volo libero:




Beh, consoliamoci un poco.
Konrad Lorenz (1943) ha definito l'uomo come specialista nel non essere specializzato e proprio da questa caratteristica deriva la sua universalità. Con l'esempio di una ipotetica gara sportiva, Lorenz ha dimostrato che l'uomo può essere superiore ad ogni altro animale [in determinate circostanze, n.d.r.]. Poniamo che esso debba effettuare una corsa di cento metri, che debba poi tuffarsi in uno stagno, recuperare tre oggetti ad una profondità di cinque metri, nuotare per cento metri, afferrare una corda sulla riva opposta, arrampicarsi su questa per cinque metri e fare infine una marcia di dieci chilometri [...]. Nessun altro vertebrato sarebbe in grado di sostenere tali prove. (da Etologia Umana)
Certo nemmeno tutti gli uomini e donne che conosco ci riuscirebbero, ma questo è un altro problema..


PS: ho scelto filmati ripresi rigorosamente in natura, rappresentanti animali liberi e normali. Ritengo che i filmati di animali che interagiscono tra loro e con l'ambiente artificiale di uno zoo siano decisamente meno significativi.

martedì 14 luglio 2009

Free soloing, secondo principio della termodinamica e koan

Ieri notte sono uscito per completare i tre progetti in free solo notturno che mi ero prefissato da un po' di tempo. Sta mattina ho scoperto che John Bachar è morto durante un free solo, alcuni giorni fa. Io non lo conoscevo, il mio approcio animalesco alle cose, spesso, mi porta a non interessarmi delle storie umane che stanno dietro all'evoluzione di una disciplina. E questo è male, spesso. Per rispetto verso di me e verso di lui, quindi, non sprecherò parole di falso cordoglio, piuttosto penserò alla sua esperienza la prossima volta che starò per arrampicare senza sicura. Ecco chi era:



Solo una cosa vorrei dire, prima di passare ai miei progettini (che ovviamente impallidiscono e si fanno piccini piccini, di fronte a un gigante del genere), agli arrampicatori che vorrebbero vedere la pratica del free solo messa al bando. Se arrivasse qualche colletto bianco e impedisse agli alpinisti di arrampicare perchè, sebbene con la sicura, la gente muore e, d'altra parte, non ha senso salire su una montagna quando ci si può arrivare con la funivia (qualcuno potrebbe sostenere che anche la funivia è pericolosa; al Cermis ci sono morte 20 persone. Ah, ma le ha ammazzate la funivia o l'aereo militare statunitense? Allora forse, in ultima analisi, sono gli aerei da guerra che dovrebbero essere vietati?), cosa direbbero? Forse risponderebbero che può non aver senso per qualcuno ma per qualcunaltro ce l'ha, e che l'importante è essere coscienti dei rischi ed accettarli e che uno deve pur essere libero di fare quello che vuole con la sua vita, finchè non mette in pericolo quella degli altri? Bene, ho concluso, vostro onore.

Ora mi è passata la voglia di parlare delle mie conquiste che, rispetto alla mistero della morte, alla politica e all'etica, sono veramente delle piccolezze. Ecco i problemi risolti (notare che sono anche dovuto scendere, poi) ma immaginateveli al buio.














lunedì 13 luglio 2009

Strane quadrupedie

Il movimento sui quattro arti è un esercizio che un traceur non può non conoscere. Parte integrante del metodo naturale e del MovNat, adottata dagli allenatori di MMA, praticata fin da bambini, la quadrupedia è un grandioso strumento per sviluppare contemporaneamente gli arti superiori, inferiori ed il tronco, nonchè la coordinazione, la resistenza e la respirazione. Ne esistono di tutti i tipi: all'indietro, sulle scale, del granchio, del ragno (e molte altre ancora). Ma io, oggi, ne ho inventata una tutta mia: la quadrupedia della talpa.


L'acquedotto dei vasi (guardate 'sto piccolo video) è un manufatto interrato di origine Romana, è lungo 3544 metri, parte dalla valle del Noce per arrivare alla porta di S. Alessandro con un dislivello di 70 metri. Il primo uschiolo (accessi all'acquedotto per la manutenzione) è situato alla fine del sentiero dei vasi e vi si accede facilmente.

Il mio allenamento di oggi è consistito in una quadrupedia di 60-70 metri (più il ritorno) all'interno del canale interrato e semiallagato. E' durato circa 15 minuti, mani e piedi nell'acqua fredda e nel fango argilloso, denso e pesante. Stupendo.

All'interno ho potuto apprezzare numerose incrostazioni minerali di svariati colori, muffe e funghi, muschi e residui vegetali. Ho incontrato anche molte creature: rane e salamandre gli unici vertebrati, onischi per i crostacei, zanzarone a rappresentare gli insetti, scolopendre per i chilopodi e, per ultimi ma meglio rappresentati, una caterva di ragni e ragnatele.

Per l'occasione, oggi, ho portato pila da testa e macchina fotografica ma altre volte l'ho fatta al buio totale, senza scarpe e maglietta e, devo dire, è ancora meglio! Affondare mani e piedi nel limo, senza vedere nulla (ma proprio nulla!) e sentire il respiro freddo che viene da lontano è impareggiabile. Si impara a fare affidamento su altri sensi, in modo particolare il tatto, è un esercizio di autocontrollo sotto stress e ci si sporca un sacco!



PS: sulla via del ritorno, non contento, mi sono fermato a fare dei sollevamenti di tronchi e delle piccole arrampicate. Tutto condito dallo scatto in bicicletta per arrivare sul posto e per tornare a casa a fare la doccia.

domenica 12 luglio 2009

Open Zerowatt

Un periodo decisamente favorevole alle esplorazioni, tanto che il Jimbo colpisce ancora. Ecco un altro report.

2001
La Zerowatt di Nese chiude i battenti, niente più lavatrici bergamasche.

11-7-09
13.30_Magda e io decidiamo di fare un sopraluogo per una più approfondita esplorazione del grosso complesso industriale di nese, la Zerowatt. Facciamo il giro in macchina una volta, due volte. Decidiamo di parcheggiarci dentro un nuovissimo complesso commerciale limitrofo. Scopriamo subito un entrata facilissima, c'è un ponte di cemento sopra ad un ruscello, il cancello è tutto fuorchè sicuro.


13.50_Senza nemmeno accorgercene siamo già dentro, menomale che doveva essere un giro d'ispezione. Siamo sotto una vasta veranda formata da onduline di plastica, spazzatura e scatole di cartone ci accolgono. Entriamo nell'edificio che doveva essere il capannone industriale principale. Buio, lame di luce dalle finestre affumicate, Flora violenta cerca di conquistare l'interno inospitale. Vaghiamo in deriva per gli ampi spazi, facendo numerose fotografie. Vediamo: pavimenti polverosi, buchi nel soffitto, cartelli strani, colori accesi, montagnole di guano, ragnatele ed estintori, muri scrostati, atelier artistici nascosti, vetri rotti e non, giungle selvatiche e timide briofite, stivali infangati, gatti che scappano. Saliamo e scendiamo scale, attraversiamo spazi vuoti, percorriamo corridoi. Abbiamo vagato per tutto il capannone. Rimane da esplorare lo stabile degli uffici ed una casa (forse era di un custode). Purtroppo è giorno e per arrivare a questi altri edifici bisogna percorrere tratti aperti, facilmente visibili dalle case intorno. Decidiamo di ritornarci un'altra volta, possibilmente in notturna.

14.40_Do una spiata fuori da una finestra, tutto tace, la Panda è sempre lì ad aspettarci. Ripassiamo da mod. Explorer a mod. Bravi-ragazzi-che-fanno-qualche-foto, usciamo come se nulla fosse. Ci attardiamo a fare ancora qualche scatto dell'esterno poi saliamo in macchina e andiamo a casa. Siamo un po' stanchi.

Jimbo

venerdì 10 luglio 2009

Il budello della Rocca

Ricevo dal mio amico ed esploratore Jimbo, il report di una breve capatina "dentro" la Rocca di Città Alta. Eccolo:

9-7-09
22.00_Scavalco facilmente il muro di mattoni dell'asilo nido di città alta, in parte al museo storico, mi trovo in uno spiazzo ghiaioso. Proseguo fino a trovare la vecchia rampa di scale che porta all'altra entrata (sbarrata da decine di anni) della Rocca. Salgo per pochi metri e sulla sinistra comincia l'inferiata metallica. Sembra essere stata costruita più per evitare che la natura selvaggia esca piuttosto che per paura che qualcuno vi penetri. La scavalco con inaudito piacere, cercando di focalizzarmi sul silenzio. Mi trovo su di un sentiero di pietre coperte di foglie secche, avanzo fino ad uno sbarramento, ci passo sotto. Davanti a me si apre una vera e propria ferita della terra. Un grosso scavo che dovrebbe diventare un parcheggio ha sventrato il fianco di città alta, portandosi via un boschetto con uno stagno (uno degli ultimi luoghi ospitali per gli anfibi della zona). Ora mi faccio più cauto, sono visibile dalle case in basso. Proseguo per una cinquatina di metri aquattato a terra, quasi a quattro zampe, finalmente vedo l'entrata.

La luce comincia a calare in fretta. Entro nel buco. Accendo la mini torcia ad incandescenza, illumina pochissimo. Faccio un rapido sopraluogo. Tutto agibile. Sulla via del ritorno vado a controllare che l'entrata dalla parte della mensa universitaria sia aperta, pare esserlo.
22.15_Mi avvio per lo scavo, attardandomi ad osseravare interessato un pluviometro elettronico attaccato ad una presa, lì all'aperto. Scavalco il muro dell'asilo e sono fuori.

10-7-09
13.00_Io e Magda usciamo, ci dirigiamo alla mensa universitaria. Come due studenti qualsiasi entriamo nell'edificio ma poi tiriamo dritti e passiamo un cancello (al quale manca la serratura). Siamo nel vecchio zoo della rocca (mi ricordo dell'aquila con l'occhio di vetro, saran passati 20 anni). Camminiamo, saliamo della scale, a destra si vede uno scorcio del chiostro di S, Francesco, a sinistra una rete metallica. Aggiriamo. Siamo allo scavo. Questa volta c'è luce, ci muoviamo bassi, aspettiamo poi ci muoviamo ancora. Arriviamo al buco, entriamo rapidamente. Questa volta ho la torcia da testa nuova e Magda ha la mia pila. Il tunnel procede e noi con lui. Dritto dentro la Rocca per 50 metri, poi piega a destra. Al gomito c'è una porta arrugginita e devastata, dietro, dei gabinetti ormai inondati dall'umidità che gocciola dal soffitto. Riprendiamo il tunnel. Il soffitto a volta è coperto di stalattiti calcaree. Dopo un centinaio di metri c'è un budello, si gira a sinistra, poi a destra, poi c'è una porta, la varchiamo. Siamo nell'ultima stanza, li infondo c'è una porta d'acciaio. Da sotto arriva la luce, probabilmente fa parte dell'asilo. Sopra di noi sentiamo dei passi, il cemento armato rimbomba. Torniamo indietro facendo qualche foto.

13.45_Usciamo dal buco, corriamo bassi, attraversiamo la foresta, usciamo dalla mensa, andiamo a casa a mangiare che ci è venuta fame.

Jimbo

martedì 7 luglio 2009

Perchè pratichiamo l'arte dello spostamento

Ecco le ragioni evolutie, psicologiche e sociali che ci spingono a fare Parkour..



Della serie: Master of the Environment versus The Noobs.. ;)

sabato 4 luglio 2009

Insegnare?

Docendo discimus

Seneca
La definizione di insegnamento implica una trasmissione formalizzata di conoscenze, mentre quella di formazione tira in ballo lo sviluppo compiuto di un individuo sia in termini di personalità che in ambito professionale. Ai fini di questo scritto l'insegnamento è considerato una mistura di questi due concetti e, quindi, utilizzo questo termine in una maniera forse impropria ma non ho voglia di addentrarmi in questioni di tipo semantico (spero mi perdonerete).

L'insegnamento è un meccanismo presente in maniera abbastanza diffusa in natura, soprattutto nei vertebrati a sangue caldo (mammiferi ed uccelli). Mamma ghepardo (Acinonyx jubatus) mostra ai cuccioli come cacciare, gli scimpanzè (genere Pan) sono in grado di insegnarsi l'un l'altro a compiere semplici azioni, certo c'è un notevole differenza tra l'apprendimento per imitazione e l'insegnamento volontario..
In Homo sapiens importanti adattamenti (come la struttura tridimensionale del cranio, la neotenia e la struttura sociale) sono stati fissati anche per prolungare il periodo di intenso apprendimento del cucciolo e un sistema didattico si è evoluto al fine di migliorare l'efficacia e l'efficienza dell'apprendimento (con ovvi benefici per la fitness del nucleo familiare).
L'insegnamento tra gli uomini, quindi, avviene continuamente in maniera più o meno volontaria. Il problema di un insegnamento per imitazione nella società mass-mediale di oggi è che i modelli facilmente fruibili (le star nei video, il protagonista di un serial, il traceur che si allena duro per sfondare nello spettacolo) sono generalmente funzione di un sistema che non è finalizzato alla crescita armonica degli individui quanto, piuttosto, alle logiche commerciali (si veda anche qui).
Ecco che, quindi, è l'insegnamento volontario, didattico e, se vogliamo, pedagogico l'unico che ci permette il trasferimento da una "generazione" all'altra di una disciplina (e più in generale di molte altre materie complesse che non sono solo una somma di nozioni) nella sua interezza, con sistemi di allenamento, valori e codici.
Quindi si, credo che il Parkour vada insegnato (come d'altra parte è stato insegnato a me). Il problema è come farlo e chi deve avere questo privilegio-responsabilità..

Ora, in sintesi, entriamo più nello specifico.
Esistono diverse modalità di insegnamento, elenco e do una breve descrizione:
  • Indoor: qui non si insegna il parkour, ma la palestra è un buon strumento per sottolineare l'importanza del condizionamento e per permettere anche ai meno pronti di studiare le tecniche base. Importante è chiarire che la palestra, da sola, può aiutare solo a creare i prerequisiti per il parkour.
  • Outdoor: all'esterno si può fare tutto, il parkour è qui. L'ideale sarebbe sfruttare questo ambiente "ostile" per rompere le barriere mentali e per applicare le tecniche in tracciati.
  • Corsi nelle scuole: iniziative lodevoli ed importanti, non tanto al fine di trasmettere la disciplina quanto, piuttosto, di aiutare i ragazzi a vivere una vita motoriamente intensa e evitare "nature deficit disorder".
  • Workshops: probabilmente il sistema migliore, consente di raggiungere un vasto numero di interessati e promuove una certa autonomia.
  • Lezioni private: mah, solo in casi particolari. Ovviamente il sistema è efficacie ma va valutato caso per caso.
Inoltre dobbiamo valutare alcune questioni. In primis il problema della certificazione: sono abbastanza convinto che un sistema di certificazione serva ad evitare che i ciarlatani si arricchiscano arrecando danni, d'altra parte ci sono alcuni tutor di parkour (soprattutto a nord delle alpi e oltre oceano) che non hanno certificazioni ma sono decisamente competenti e devoti. Per il momento l'unico sistema valido è l'ADAPT. Altra questione importante è il rapporto tutor/numero di studenti, rapporto che, per garantire un buon livello qualitativo, deve rimanere basso. A PkGen, per esempio, mantengono un rapporto di un tutor per 10-15 praticanti in palestra, rapporto che si dimezza negli allenamenti outdoor. Per ultimo (ma non per importanza) la questione soldi. Un buon sistema di pagamento dovrebbe permettere allo studente di svincolarsi dal corso in ogni momento egli decida di aver raggiunto un sufficiente livello di autonmia (il raggiungimento del quale dovrebbe essere uno dei principali obiettivi di qualsiasi corso). Inoltre il prezzo dovrebbe assestarsi per garantire vasta accessibilità ma mantenere un buon standard qualitativo.

Finirei con una lista di PRO e CONTRO i corsi e con qualche idea su come ammortizzare i contro tra parentesi.
PRO:
  • trasmissione sicura della disciplina nella sua completezza
  • obbligo di un condizionamento intenso
  • possibilità maggiori di far crescere i meno abili
  • avere una guida a disposizione dello studente
CONTRO:
  • omologazione (incoraggiare ad allenarsi anche autonomamente)
  • gli studenti si trovano davanti dei movimenti "preconfezionati" (cercare di evitare di proporre movimenti, piuttosto aspettare che gli studenti li "vedano")
  • costo (spingere perchè si raggiunga l'autonomima)
  • "effetto materasso", ovvero una certa sicurezza in palestra con pericolose conseguenze fuori (imprescindibile è un allenamento quantomeno parallelo tra palestra ed esterno)
  • allontanamento dalla situazione urbana in cui è nato il parkour (insistere sui valori corretti e studiare anche la storia della disciplina)
  • responsabilità legali (boh?!)

domenica 28 giugno 2009

Equisetum arvense


  • Descrizione: pianta erbcea perenne della famiglia delle Equisetacee, alta 10-30 cm. Produce due tipi di fusto: alcuni fertili, rossicci e senza rami, che spuntano prima e al cui apice si trova una spiga contenente le spore; altri sterili, che crescono al termine della primavera, formati da veri segmenti articolati, da cui spuntano rami sottilissimi.
  • Proprietà: tutta la pianta è ricchisima di sostanze minerali, specialmente di silicio e potassio; contiene inoltre una saponina (l'equisetonina), flavonoidi, cui deve l'effetto diuretico, vari acidi organici, resine. Ha proprietà remineralizzanti, diuretiche e depurative, emostatiche e, in applicazione esterna, cicatrizzanti. I risultati migliori si ottengono combinando l'uso esterno (decotti) con quello esterno (applicazioni sulla pelle).
  • Indicazioni: una sfilza di impieghi tra i più vari, ma alcuni sono maggiormente interessanti, dal mio punto di vista. Processi degenerativi della pelle, del tessuto connettivo e delle ossa: recenti studi sul ruolo del silicio nell'organismo hanno rivelato che questo oligoelemento si trova nella cute, nelle unghie, nello smalto dei denti, nelle cartilagini, nei legamenti e nelle ossa. In questi tessuti stimola la rigenerazione delle fibre di collagene ed elastina che, con l'età, perdono consistenza ed elasticità. Il silicio favorisce la "ricostruzione" o rigenerazione dei nostri tessuti, perchè è un elemento indispensabile per la sintesi delle fibre di collagene ed elastina (effetto catalizzatore). Il silicio si trova anche nei cereali integrali e nel lievito di birra, ma l'equiseto è il vegetale che contiene la maggior proporzione di silicio organico, ovvero combinato con proteine. Artrosi: (degenerazione della cartilagine delle articolazioni): grazie al suo contenuto di silicio e al suo effetto depurativo, l'equiseto è probabilmente una delle poche medicine veramente efficaci per la cura di questa difficile malattia. Flaccidità mammaria: applicato in impacchi sul seno, rassoda e tonifica i tessuti mammari, effetto che si rafforza bevendo anche il decotto.
  • Preparazione e uso: USO INTERNO: Decotto: bollire 40-50 gr di pianta in 1 litro d'acqua per 10 minuti a fuoco lento; berne 3-5 tazze al giorno. Succo fresco della pianta: 3 cucchiai ad ogni pasto. USO ESTERNO: Impacchi: con un decotto un pò più concentrato di quello indicato per uso interno (100-150 gr di pianta in 1 litro d'acqua). Gli impacchi si applicano localmente sulla zona malata. Tamponi nasali: si fanno introducendo nella narice un batuffolo di cotone avvolto in una garza e imbevuto nel decotto concentrato.

Per maggiori info, qui.

PS: grazie dani per la dritta!

My two cents on: cos'è il Parkour

Leggete in quest'ordine:
Ora applicate sopra questo impasto il do e il jutsu del parkour nonchè una spolverata di Combat Vital. Il tutto nell'ottica del Metodo Naturale..



Eccoci, questo è il mio parcour.

Litania della paura

Non devo aver paura
La paura uccide la mente
La paura è la piccola morte che porta con sè l'annullamento totale
Guarderò in faccia la mia paura, permetterò che mi calpesti e mi
attraversi
E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò
il percorso
Là dove sarà passata la paura non ci sarà più nulla
Soltanto io ci sarò

F. Herbert, Dune


Interessantissimo strumento per la focalizzazione e il rilassamento..
Per un esempio di impiego nel parkour si veda qui.
Io l'ho usata personalmente parecchie volte, è un sutra ed è efficacie.

domenica 21 giugno 2009

Esempi di osservazione

Zakti - Onii



Privilegia i piani ampi, non fa uso di obiettivi distorcenti, privilegia piani sequenza. Taglia raramente, quasi mai taglia la fine dei movimenti, raramente altera la velocità, non simula un percorso, non c'è il suono diretto. Ovviemante non dichiara nulla dei suoi movimenti (nessuno glie lo ha chiesto;)).
4/5

Rage froobling - teghead



Privilegia i piani ampi, non fa uso di obiettivi distorcenti, piani sequenza decisamente lunghi. Taglia abbastanza raramente, non taglia la fine dei movimenti, non altera mai la velocità, non simula un percorso, anche qui non c'è il suono diretto. Inoltre le parti in cui sono in più d'uno sono state girate, con tutta probabilità, tenendo "buona la prima".
4/5

Two crazy days - arte crew



Molti piani stretti, uso diffuso di fish-eye, alcuni piani sequenza. Parecchi tagli, ogni tanto anche la fine e l'inizio di un movimento, qua e là velocità alterata, non simula un percorso, musica. Si può ipotizzare che il materiale sia stato accumulato in 2 soli giorni.
2/5



N.B.: Le "valutazioni" riguardano la correttezza della rappresentazione nel filmato, non la bravura dei traceur.

Perchè tutto ciò?

Idee sull'etica del video di Parkour

E' un po' di tempo che mi sto documentando per scrivere di questa faccenda, ho toccato argomenti come le teorie della comunicazione di massa, l'etica nella rappresentazione audiovisiva, gli effetti sociologici dei media. L'argomento è a dirpoco vasto e decisamente esterno a quelle che sono le mie competenze. Ho quindi rinunciato all'idea di scrivere una sintesi dei miei pensieri, decidendo di entrare subito nel merito della questione senza collegarmi direttamente alle fonti. Lascio, quanto meno, un elenco di riferimenti per chi volesse approfondire le varie questioni.
Secondo la cultivation theory, l'offerta mediale "coltiva" continue rappresentazioni del mondo sociale e di certi suoi aspetti (consumo, stratificazione sociale, certi valori, violenza) producendo una distorsione. Sembra che al giorno d'oggi siano i media il principale canale attraverso il quale viene determinata la cultura. La cultura: sistema di messaggi e immagini che regolano e riproducono le relazioni sociali. Ci educa ai ruoli di genere, classe, attitudine; ci offre modelli di conformità o ribellione; provvede a classificare le diverse personalità. E’ il metodo simbolico con cui noi organizziamo le nostre idee sull’esistenza: cosa è importante e cosa non lo è, che cosa è buono o cattivo... Ci aiuta ad interpretare ciò che stiamo sperimentando (da questi appunti sulla sociologia dei media).

Ora quello che voglio dire, in parole povere, è che la nostra generazione vive immersa in un ambiente in cui i media coltivano massimamente alcuni aspetti (poichè sono questi aspetti che alzano l'indice) delle attività che rappresentano come, ad esempio, la spettacolarità o l'estremo. Questi modelli di rappresentazione vengono interiorizzati e replicati quando siamo noi a produrre un filmato. Ovviamente questa pratica porta ad una distorsione dell'attività rappresentata che porta al cambiamento dell'attività e dell'approcio alla stessa (e tutto ciò si propaga a macchia d'olio). Ecco quindi che il Parkour (inteso qui come insieme di Parkour, Freerun e Art du Deplacement) che parte dal concetto di percorso finisce per diventare una catena di trick il più spettacolare possibile. Eccone un esempio:



Per fronteggiare questo problema propongo un insieme di norme; sia per invitare i registi a seguirle nella produzione di un video che per farsi un'idea sulla "correttezza" dei filmati che visioniamo. Voglio chiarire, comunque, che questo elenco ha senso solo per interpretare i filmati che hanno come obiettivo la rappresentazione del parkour (prerequisito: una certa base comune su cosa esso sia) e non, per esempio, per la video-art o la fiction.

In fase di ripresa:
  • privilegiare piani ampi a dispetto di piani stretti
  • evitare il più possibile obiettivi distorcenti come fisheye o grandangolo
  • privilegiare i piani-sequenza
In fase di montaggio:
  • usare il minimo di tagli possibili
  • evitare di tagliare l'inizio e la fine di un movimento
  • evitare di modificare la velocità
  • evitare di montare simulando un percorso, a meno che il traceur non l'abbia realmente realizzato
  • utilizzare il suono diretto
Altro:
  • dichiarare in quante sessioni è stato accumulato il materiale e la durata di ciascuna sessione
  • dichiarare quante volte è stato ripreso ogni movimento prima di ritenersi soddisfatti
  • dichiarare se i movimenti sono stati eseguiti per la prima volta o sono noti


Per qualche esempio di osservazione di video di parkour si veda qui.

sabato 20 giugno 2009

Rischio

Avverto che quello che segue è un ragionamento assiomatico, formulato, quindi, per la sua utilità e non dimostrato.

Ritengo che il rischio (R) di un movimento sia data dal prodotto tra difficoltà del movimento (D) e pericolosità del fallimento (F).
Quindi: R = D x F

La difficoltà è influenzata da condizionamento generale e mentale, conoscenza specifica dello spot, memoria motoria del movimento in questione, stato d'animo momentaneo e altre cose che ora mi sfuggono.
La pericolosità è influenzata, solo in minima parte, dal condizionamento e, di fatto, esula il nostro controllo.
E' quindi evidente che R>0. L'importante è saperlo, valutare bene quanto il rischio sia alto. Quanto al perchè si accetti il rischio, beh.. questa è altra storia.

In definitiva, la possibilità di sbagliare c'è sempre.. è necessario accettarlo. Non siamo onnipotenti, solo preparati e l'incidente può succedere lostesso.
Io non mi sento un incoscente ma se mi capiterà un incidente cercherò di valutare quanto sia imputabile ad una mia scelta sbagliata e quanto a fattori incontrollabili.


Accetto questa scommessa, ma gioco con attenzione.

venerdì 5 giugno 2009

La punta di un Iceberg


Questo grafo esprime, sinteticamente, l'idea che mi sono fatto sulle relazioni tra le varie discipline-filosofie che hanno determinato le condizioni perchè si sviluppasse il Parkour. Volutamente non cito le fonti, chi ha sete si dia alla rabdomanzia (come ho fatto io).

lunedì 1 giugno 2009

Il Totem

Veniamo al dunque.. perchè squalo, ragno, elefante e gatto?
Beh, negli ultimi anni ho avuto la strana idea di riflettere sulle mie esperienze e sui miei vissuti da un punto di vista simbolico e vagamente psico analitico. Data la mia passione per i modelli socio-culturali più "primitivi" e la mia conoscenza del regno animale, ho deciso di utilizzare il concetto di totem come metafora per capire e descrivere la mia personalità. Totem è una parola di origine Ojibway (una popolazione di nativi americani del ceppo Algonchino come i Mohicani, per esempio) che rappresenta un entità naturale che riveste un particolare significato simbolico per una persona o clan. (per uno spunto sull'intreccio tra evoluzione, psicoanalisi e totem, si veda: http://www.jstor.org/pss/660103)

Mettendo insieme vecchi sogni ricorrenti (soprattutto di squali, ma anche di ragni e gatti), interessi adolescenziali (ragni), esperienze profondamente toccanti (elefanti e gatti) e una certa elaborazione simbolica (aiutandomi con libri, internet e amici competenti), sono arrivato a questi quattro. Tra l'altro ho trovato interessante il fatto che l'ordine (da sinistra a destra, ma in realtà dal basso verso l'alto) sia più o meno coerente con la scala (permettetemi questa semplificazione, e date un'occhiata qui) evolutiva degli animali (lo squalo è più primitivo dell'elefante) ed anche con la primitività dei concetti ai quali gli animali vengono accoppiati. Ecco qui uno schemino che illustra alcune delle connessioni simboliche che mi legano a queste bestie:
  • Squalo: rappresenta l'aggressività orale, le pulsioni predatorie più primordiali
  • Ragno: Anticomformismo e oppositività
  • Elefante: simboleggia la parte saggia e responsabile ma anche determinata
  • Gatto: è l'indipendenza, la curiosità e il narcisismo (nonchè un'integrazione delle figure precedenti)

Oltre ad una connessione simbolica con la mia personalità, questi animali funzionano perfettamente come riferimento nello svolgimento di particolari attività. Mi rendo perfettamente conto che pensare ad un ragno mentre arrampico non mi permette di scalare come spiderman, tuttavia negli ultimi anni, nel campo della psicologia dello sport sono stati descritti una quantità di meccanismi interessanti che possono migliorare le prestazioni (Emotions in sport, capitolo 6). Uno di questi è lo stato di flow, definito come un particolare stato psicologico in cui il soggetto è totalmente assorto nell'attività in svolgimento. Credo che il raggiungimento di tale stato, per esempio, possa essere aiutato da una disposizione interiore positiva che, per me, può essere raggiunta attraverso il pensiero simbolico. Così mi piace pensare di potermi ispirare all'uno o all'altro animale a seconda di quello che sto facendo. Quindi:
  • Squalo: combattimento e spostamento nell'acqua
  • Ragno: arrampicata e movimento in quadrupedia
  • Elefante: corsa, marcia e trasporto di gravi
  • Gatto: scatto, salto, equilibrio, furtività e ritmo

Infine ho pensato bene di dare al mio totem una rappresentazione grafica simbolica. Sono partito dall'aspetto di ciascun animale e, attraverso una serie di passaggi, ho cercato di ridurli a segni, un po' come nel passaggio da un disegno ad un pittogramma per arrivare ad un ideogramma. Alla fine mi sono trovato così soddisfatto della composizione finale (che potete vedere sotto il mio profilo) da eseguirne una su un grosso foglio bianco che ho inquadrettato e appeso sopra il letto!